Uno dei draft qualitativamente più eccelsi di sempre regala un’altra soddisfazione ai colori italiani, un anno dopo il terremoto Bargnani. Marco Belinelli è stato non solo scelto al primo giro (pick n.18), ma è approdato in una squadra di primissimo piano (i Golden State Warriors), e che soprattutto dispone di uno spumeggiante modello di gioco in cui le doti di run & gun della guardia ex-fortitudina potranno incastrarsi alla perfezione. Il boss dei Warriors Chris Mullin (uno che di talento se ne intende…) si è del resto prodigato in lodi sperticate verso il talento azzurro, rivelatosi al mondo ai Mondiali dello scorso anno, quando mise a segno 25 punti alla corazzata americana: “E’ un giovane dotato di un ottimo tiro, ma è anche un giocatore che sa attaccare il canestro. L’ho seguito per anni, pensiamo che sia perfetto per il nostro sistema di gioco”. Tra l’altro, per Belinelli si apriranno certamente spazi significativi, in quanto Mullin si è liberato dell’oneroso contratto di Jason Richardson, spedendolo ai Charlotte Bobcats in cambio dell’ottava scelta Brandon Wright, la cui potenza darà ulteriore linfa alla frontline di Oakland. Don Nelson ha così fatto un affarone, dimostrando di puntare come sempre sui giovani, interpreti perfetti della sua inimitabile pallacanestro offensiva. Per Belinelli si schiudono decisamente orizzonti inusitati: lo aspetta un duro lavoro, e forse questo ne precluderà la partecipazione agli Europei di Spagna: l’unica nota stonata in una giornata memorabile per il basket azzurro. “Il sogno comincia adesso – dice il Beli, cappellino dei Warriors in testa, dopo aver stretto la mano di David Stern sul podio - è stata un’emozione indescrivibile. Ora l’importante sarà integrarmi al meglio con i nuovi compagni e il nuovo ambiente, far parte subito del gruppo”.
Il resto del draft non ha riservato particolari sorprese. La Liturgia officiata dal sommo sacerdote Stern prevedeva la beatificazione di Greg Oden e Kevin Durant, approdati come da pronostico a Portland e a Seattle, e cosi è stato. In cuor suo Stern avrebbe preferito i due fenomeni finissero in piazze più appetibili come New York e Boston, ma finché il meccanismo del draft rimane questo, si dovrà accontentare. I Portland Trail Blazers hanno puntellato il loro roster con un intensa attività mercantile coi Knicks: Zach Randolph, Dan Dickau e Fred Jones approdano al Madison Square Garden in cambio di Steve Francis e Channing Frye:ottima scelta, quella di snellire il reparto lunghi per una guardia affidabile come Francis. Molto positivo anche il bilancio per i Seattle Supersonics: Ray Allen ha lasciato la patria del grunge per approdare ai Boston Celtics, i quali hanno ceduto ai Sonics la loro quinta scelta, la promettente ala di GeorgeTown Jeff Green. Anche Seatlle punta sulle nuove leve, e sono in molti a pensare che presto la franchigia del Northwest tornerà agli splendori degli anni Novanta. Importante riconoscimento infine per l’ Università della Florida, che ha piazzato tre dei suoi protegé nei primi dieci: Al Horford, terza scelta, raggiunge gli Atlanta Hawks, Corey Brewer alla sette va in Minnesota e il figlio di papà Joakim Noah alla nove raggiunge Chicago, per la felicità dei cugini francesi.
Tanto tuonò che non piovve. I grandi affari preannunciati (Bryant, Garnett etc.) sono troppo complessi per essere risolti in una notte e ravviveranno i prossimi giorni. I Lakers hanno preso due carneadi come Crittenton e il Gasol sbagliato, e Kobe starà ancora di più schiumando la sua voglia di andarsene, mentre Minnesota con Howard ha fatto un buon colpo e KG sarà ancor più libero di andarsene. Boston si è chiamata fuori dal verminaio Garnett cedendo la propria quinta scelta in cambio del declinante Ray Allen. In teoria, il vecchio Ray potrebbe affiancare Pierce nei momenti decisivi, togliendo un po’ di responsabilità dai giovani virgulti dei Celtics (Jefferson in testa): ma sappiamo bene che è un ripiego. In un mese a Boston si è passati dai sogni di Oden, al gran rifiuto di KG (dopo che era stato praticamente venduto da mcHale a Danny Ainge) e adesso ci si ritrova con l’imbolsito Ray Allen, il quale difficilmente trasformerà una squadra davvero deludente nell’ultima regular season. Negativo anche il bottino per Jordan e i suoi BobCats: L’ingaggio di Richardson prenderà una bella fetta del loro budget in nome di risultati da ottenere subito: chissà se sarà davvero così.



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