“With the 6th pick in the 2008 NBA draft the NewYork Knicks select… Danilo Gallinari”
Da mesi Danilo Gallinari sognava il momento in cui dalla platea avrebbe sentito David Stern pronunciare questa frase. Alla vigilia del Draft 2008 aveva diplomaticamente dichiarato che, pur restando convinto che i Knicks sarebbero per lui l’alternativa migliore, non avrebbe avuto preclusioni verso altre franchige interessate a reclutarlo. Il ragazzo sentiva il bisogno di gettare un po’ d’acqua sul fuoco alimentato dalle sue prime parole americane , che qualcuno aveva interpretato come un aut-aut (o New York, o l’Eu ropa); ma non è da escludere che al momento della chiamata di Memphis (la numero 5, appena prima di quella dei “suoi” Knicks), altra squadra che nelle scorse settimane aveva voluto osservarlo da vicino, Danilo abbia chiuso gli occhi e trattenuto il respiro, sperando in cuor suo di non sentire il suo nome risuonare tra le mura del Garden.
I Knicks, la comunità italiana, Mike d’Antoni: ecco gli ingredienti scelti da Gallinari per un facile e rapido adattamento allo stile di vita e alla pallacanestro d’oltreoceano. A farlo entrare da subito nel clima che respirerà per i prossimi mesi, ci ha pensato un gruppo piuttosto nutrito di tifosi dei Knics, che ha deciso di accompagnare l’annuncio di Stern rumoreggiando e fischiando. Danilo, dal canto suo, incassa ma lascia correre; dapprima, nell’intervista di rito sul palco del Garden, prova con un romantico: “New York is the best city in the world”. Poi decide che quella gente se la ingrazierà sul campo, piuttosto che a parole, e chiude la questione dichiarando: “Sarei preoccupato se i fischi ci fossero all’inizio della prossima stagione, ma vedrete che non sarà così”.
“Gallinari? Un’ala forte che tira bene da 3 punti, corre, passa e gestisce la palla bene. Speriamo che qualcuno gli insegni anche a difendere”. C’è la consueta ironia nelle prime parole di Mike d’Antoni da allenatore dell’ex Armani Jeans. Lui non gode certo della fama di essere un allenatore difensivista, così come Danilo non ha attirato su di sè gli occhi degli osservatori americani per il suo lavoro nella propria metà campo. E allora? Meglio scherzarci sopra, in attesa di dimostrare a tutti gli scettici (giustificati e comprensibili, per carità…) che la scelta di quest’anno non è l’ennesimo fallimento di una dirigenza che negli ultimi anni non si è distinta per l’acume e la lungimiranza delle proprie strategie. Mike si fida di Danilo, Danilo si fida di Mike. Ora basterà convincere quelli che pagano il biglietto. Operazione in linea di massima non facile, almeno per quanto si è visto (e soprattutto sentito) sin’ora. Ma se scegli una piazza come New York, non trovarti il piatto pronto sotto il naso è il minimo che tu ti debba aspettare.



Commenti all'articolo (2)
Penny
Allo stadio degli Yankees l’hanno applaudito in 55 mila… Questa pazza pazza New York…
Dennis
alè Gallo alè