Gara fotocopia del primo turno per New Orleans, nel debutto del gala contro i San Antonio Spurs in semifinale di Western Conference. Come in gara- 1 coi Mavericks, i calabroni della Lousiana sono partiti a fari spenti (nonostante un parziale di 8-0 dopo la palla a due), facendosi sopraffare dai campioni in carica in un secondo quarto in cui il loro svantaggio è andato anche sopra la doppia cifra. Ma il cambio di marcia è avvenuto repentino nel terzo periodo, e Popovych ne è rimasto annichilito proprio come successo al suo ex pupillo Avery Johnson. Prima tacca della serie dunque in tasca al coach of the year Byron Scott: 101-82.
Basterebbe un dato per spiegare la disfatta degl Spurs: con 5 punti (1/9) e 3 rimbalzi Tim Duncan ha disputato la peggiore partita di sempre in post-season, lui che nelle piscine playoffs sguazza con la stessa sicurezza che da nuotatore mostrava nelle Isole Vergini. New Orleans ha dominato sia ai rimbalzi (50-34), sia nei punti in pitturato (46-26). Reduce dal lauto banchetto offertogli dai sempre gentili commensali di Phoenix, Timmy ha sofferto terribilmente i raddoppi degli Hornets, la spietata guardia di un Chandler da applausi e persino un Signor Nessuno come Ely ha potuto mostrare lo scalpo del caraibico a fine gara. San Antonio trovava però la forza di allungare nella prima frazione grazie alla serata di straordinaria vena dei suoi cecchini, in particolare di Bruce Bowen (5/8), che punivano dall’arco i raddoppi sul caraibico, mentre Manu Ginobili, pur con una caviglia in disordine, trovava tre bombe consecutive che facevano volare gli Spurs nel secondo periodo. New Orleans sembrava arrancare anche grazie alla partenza timorosa di Chris Paul, oscurato dalle giocate in velocità di Parker e limitato dalla difesa di Bowen. Sempre presenti Stojakovic, mai autore di canestri banali e un David West che iniziava a mietere jumper dalla media distanza semplicemente fantastici,i quali consentivano a New Orleans di limare lo svantaggio fino all’intervallo (45-49).
CP3 entrava in scena nel terzo periodo, iniziando a sviluppare la manovra dei calabroni come una ragnatela che prosciugava le doti difensive degli avversari, oppure affettando in prima persona la retroguardia texana con le sue caratteristiche penetrazioni. Con Duncan ancora latitante (e Kurt Thomas anche peggio), la buona serata da oltre l’arco non poteva continuare e New Orleans prendeva il largo, complici anche i pesanti punti dalla panchina di Bonzi Wells, autore tra l’altro di un fallaccio su Bowen nel primo tempo, per veicolare il mesaggio che questi Hornets non temono il gioco sporco di cui gli Spurs sono indiscussi primattori. West dava il colpo di grazia ai campioni, e i suoi 30 punti gli valgono il career high nei playoffs. Si va a gara- 2 con la certezza che la serie sarà incerta ed equilibrata fino alla fine, in attesa di capire cosa succederà quando Timoteo tornerà ai suoi livelli consoni.
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