“There’s a feeling I get when I look to the West” cantavano i Led Zeppelin nella mitica “Stairway to heaven”. E da parecchi anni ormai nel basket NBA l’Ovest è sinonimo di basket spettacolo, attacchi devastanti e partite tiratissime ma senza essere snervanti tatticamente. I primi incontri di semifinale della Western Conference si sono parzialmente inseriti nel solco della tradizione. Dopo la caduta di Dallas, la serie tra i Phoenix Suns e i San Antonio Spurs assume quasi il valore di una finale di Conference anticipata, e gli scaltri texani si sono subito ripresi il vantaggio del fattore campo (106-111). Nonostante l’alibi dell’uscita di Nash per l’infortunio al naso, che lo ha fatto sembrare un pugile suonato, nel momento topico dell’incontro la franchigia dell’Arizona ha dimostrato di soffrire ancora tantissimo gli ex-campioni, come ampiamente dimostrato dallo squilibrio negli scontri diretti in questi anni. Se Parker riesce a reggere il ritmo da MVP di Steve, se Stoudemire non è ancora pronto (se mai lo sarà) per limitare Duncan, se Marion ancora non riesce a fare il salto di qualità che gli si richiede, i pur spettacolari e divertenti Suns rischiano di spegnersi inesorabilmente nei meandri dell’Alamodome.
La serie tra Golden State e Utah Jazz ha invece fatto il botto fin da gara-1, con una tirata vittoria degli uomini di Jerry Sloan (116-112). Attacchi spumeggianti in piena western tradition, e la differenza è stata fatta dal dominio dei Jazz ai rimbalzi (54 a 36), sopratutto quelli offensivi di Carlos Boozer (17 punti, 20 rimbalzi di cui 10 in attacco). Tutti gli uomini chiave dei Jazz hanno fatto faville, da un sempre più incisivo Williams (31 punti) a un matt Harpning preciso come un orologio svizzero (21 punti con 7/11 al tiro), mentre Okur e Kirilenko hanno offerto la consueta prova polivalente. Promozione piena anche per i Warriors: la franchigia di Oakland ha dimostrato di non essere ancora sazia, dopo essersi offerta lo scalpo di Dallas. E’ stata in partita fino al 112-112, quando Boozer ha spezzato l’equlibrio con l’ennesimo rimbalzo offensivo, poco prima che Stephen Jackson mancasse il tiro del possibile over-time. La veloce pallacanestro di coach Don Nelson ha ancora una volta divertito e Baron Davis (24 punti a referto per lui) e compagni venderanno cara la pelle in gara-2 per tornare in California in parità.
A Est invece si è giocata gara-2 tra Detroit e Chicago: anche stavolta i Pistons hanno stracciato i Bulls (108-87) in scioltezza. Trascinati da un magistrale Tayshaun Prince (25 pts, 7 rbds), i ragazzi di coach Saunders hanno in pratica chiuso il discorso già dopo il primo quarto, quando conducevano 32-16, per poi superare per la prima volta in questi play-off la soglia dei 100 punti. Chris Webber ha giocato dunque in carrozza, con 22 punti in 27 minuti, e prosegue il suo sogno di eguagliare Il grande Clyde Drexler nel trovare un anello nel crepuscolo di una carriera straordinaria. Poco da dire sui Bulls, apparsi apatici e forse ancora rimasti con la testa in Florida: il 34% al tiro è sintomatico. Gara-3 a Chicago sarà senza via di uscita. Infine, stanotte a Cleveland, gara-2 della equilibratissima serie tra i Cavs e i New Jersey Nets (LeBron e soci conducono 1-0).
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