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Orgoglio Spurs, bene Boston e Detroit


01Feb2008
Articolo scritto da Junio C. Murgia - in Regular Season

Serata di grande prestigio nel panorama NBA, con le più probabili candidate all’anello 2008 che si sono incrociate in sfide di intensità quasi da post-season. San Antonio aveva il compito più difficile, dopo tre sconfitte di fila e senza Parker, ma Duncan e soci hanno sorpreso Phoenix in Arizona, tenendo il loro spumeggiante attacco a 81 punti. Altro esame di maturità superato per Boston, che senza Garnett riesce comunque ad avere la meglio su Dallas mentre i 39 punti di Bryant non bastano ai Lakers, che devono arrendersi in volata alla maggiore solidità di Detroit.

Phoenix Suns- San Antonio Spurs 81- 84

Mai sottovalutare il cuore dei campioni“. Il celebre monito del mitico Rudy T, l’indimenticato head coach dal viso sfigurato degli Houston Rockets bi-campioni negli anni 90 è risuonato sinistramente al US Airways Center di Phoenix. I ragazzi di Mike d’ Antoni avevano la possibilità di affossare San Antonio e di infliggergli un’altra L che avrebbe invischiato i campioni in carica nelle secche della lotta play-off a Ovest, nel mezzo del tradizionale “rodeo trip” e con l’annunciata assenza di Parker (che dovrà stare fermo ai box almeno per tre settimane, a causa della cronica infiammazione alla caviglia sinistra). Invece, ancora una volta, a Phoenix è mancato il killer instinct necessario. Dopo una partenza a razzo che sembrava presagire una facile vittoria per Phoenix, fino al 40-29, griffato da un Shawn Marion deluxe. A quel punto entrava in scena la proverbiale capacità di San Antonio di annacquare i ritmi per restare a galla, affidandosi alla difesa e alla disciplina, con menzione speciale per Michael Finley e per un Vaughn (17 punti per lui) che che riporta i suoi a 2 lunghezze da Phoenix a 2’ dalla fine del 3° quarto. Phoenix ha un ultimo sussulto quando si issa sul 79-75 a 1’18 dal termine, ma a quel punto Nash e Stoudemire se la fanno letteralmente addosso con errori banali. Finley infila una tripla, Tim Duncan piazza il suo proverbiale tiro di tabellone e Manu Ginobili mette il suo timbro catturando il rimbalzo sul libero sbagliato da Amaré, subendo fallo e realizzando i liberi che mettono in freezer una vittoria fondamentale per San Antonio. Ufficializzato inoltre l’arrivo di Damon Stoudemire come controfigura temporanea di Mister Longoria.

Boston Celtics -Dallas Mavericks 96-90

Chi asseriva che il primato di Boston fosse dovuto anche al fatto di non aver incontrato nessuna delle “big three” della Western Conference è servito. Non solo i Celtics si sono imposti su Dallas, ma si sono pure permessi il lusso di rinunciare a Kevin Garnett. Ray Allen torna in tempo per dimostrare che la sua esclusione dall’All-star Game è francamente discutibile: mette a segno 22 dei suoi 26 punti nella prima metà di gara, con 9/ 11 al tiro, alternando conclusioni dall’arco a penetrazioni che non lasciano scampo ai Mavs. Dirk Nowitzki e Josh Howard suonano la carica per i texani all’inizio dell’ultimo quarto, e tocca a Paul Pierce in persona incaricarsi di ricucire lo strappo. La contesa del Garden si risolve in volata, con le squadre inchiodate sul 90-90. A 44″ dal termine Pierce prova la conclusione ma trova il ferro, e WunderDirk (autore di una robusta prova peraltro, con 31+11+6) torna a recitare la parte del Bell’ Addormentato lasciandosi soffiare il rimbalzo da Rondo (12 rimbalzi per il funambolico play!), il quale converte a canestro per l’allungo decisivo. Sull’azione successiva è l’esperto Posey a salire in cattedra rubando il pallone a Jason Terry, e andando in lunetta per sigillare la tredicesima affermazione consecutiva dei bostoniani contro avversarie della WC. In quella che potrebbe essere stata una gustosa anticipazione delle NBA Finals 2008, buone note per Doc Rivers da parte del suo supporting cast e passo avanti nella chimica di un gruppo sempre più ambizioso, mentre a Dallas forse è mancata la lucidità dell’infortunato Devin Harris nel gestire gli ultimi possessi.

Detroit Pistons -L.A. Lakers 90-89

Come già contro i Cleveland Cavaliers, è fatale ai Lakers l’ultimo possesso. Neanche stavolta Kobe Bryant riesce a tirare, e stavolta il ciucco di turno non è Luke Walton ma Lamar Odom che partorisce un improbabile airball. I Pistons portano dunque a casa la posta in palio, grazie alla tripla di Tayshawn Prince che a 4″ dalla fine inchioda il risultato. La partita è vissuta sugli alti e bassi di Kobe: 11 palle perse, molte delle quali indotte dagli scellerati movimenti dei suoi compagni di squadra, ma anche 39 punti, 10 dei quali messi di fila nel terzo quarto per dare un illusorio vantaggio ai losangelini. Per i Lakers, comunque usciti a testa alta contro i tostissimi Pistons, deve dunque passare la nuttata, in attesa di Bynum e Ariza, e consolandosi con la discreta prova di Ronny Turiaf (12 punti e 5 rimbalzi).

Seattle Sonics-Cleveland Cavaliers 101-95

In mezzo a cotanto spiegamento di artiglieria, va segnalata pure la seconda vittoria consecutiva dei derelitti Sonics, che stavolta si prendono lo scalpo di Cleveland privi di un giocatorino col numero 23, vittima di una distorsione alla caviglia. No Lebron James No Party, evidentemente. Se poi si aggiungono le assenze di Varejao e Pavlovic, è notte fonda, e le voci di un Lebron James desideroso di fare arrivare alla sua corte Jason Kidd trovano sempre più fondamento in mezzo a tale squallore. Seattle ringrazia, non vede mai in discussione la sua superiorità e trova nel rookie Jeff Green un cecchino infallibile (8/8 al tiro), e quando i Cavs si rifanno sotto nel finale ci pensa Kevin Durant a mettere al sicuro la vittoria con 4 dei suoi 24 punti in volata, per la gioia di un pubblico sempre numeroso ed eccitato nonostante l’annata difficile. Il messaggio è chiaro, con buona pace di David Stern (il quale ha dichiarato che qualora Seattle perda i Sonics, mai nessuna franchigia ci tornerà): Sonics must stay in Seattle!

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